San
Marino Città, terrazza della Fondazione Cassa
di Risparmio
ore 21.30 – ingresso libero
lunedì 31 luglio: NOTTE
ITALIANA di Carlo Mazzacurati, 1987
martedì 1 agosto: IL TORO
di Carlo Mazzacurati, 1994
giovedì 3 agosto: VESNA
VA VELOCE di Carlo Mazzacurati, 1996
lunedì 7 agosto: L'ESTATE
DI DAVIDE di Carlo Mazzacurati, 1998
mercoledì 9 agosto: LA LINGUA
DEL SANTO di Carlo Mazzacurati, 2000 e incontro
con l’autore
domenica 13 agosto: UN’ALTRA
VITA di Carlo Mazzacurati, 1992
a cura di Pierpaolo Loffreda
NOTTE ITALIANA
Regia: Carlo Mazzacurati
Sceneggiatura: Carlo Mazzacurati, Franco Bernini
Fotografia: Agostino Castiglioni
Montaggio: Mirco Garrone
Musica: Fiorenzo Carpi
Interpreti: Marco Messeri, Giulia Boschi, Mario
Adorf, Memè Perlini, Tino Carraro, i gemelli
Ruggeri, Antonio Petrocelli, Remo Remotti, Roberto
Citran
Durata: 93 ’
Origine: Italia 1987
Il giorno e la notte, l’acqua e la terra,
l’onestà e la corruzione: il primo
lungometraggio diretto da Carlo Mazzacurati (al
tempo appena trentenne) ruota attorno a queste tre
antinomie con una consapevolezza e una disinvoltura
inconsuete allora come oggi. Il paesaggio è
quello del delta del Po: qui si incrociano e si
scontrano una serie di personaggi – descritti
in maniera minuziosa e sorprendente dall’autore
- con le loro differenze sociali, caratteriali e
morali. Dietro l’apparenza delle cose può
nascondersi un mistero torbido, oscuro, ma anche
la rivelazione della meraviglia. Nella sua lineare
narratività, il film richiama alla mente
il miglior cinema classico, e insieme sa evidenziare
con vigore gli elementi più ambigui della
cultura del vivere in Italia.
IL TORO
Regia: Carlo Mazzacurati
Sceneggiatura: Carlo Mazzacurati, Umberto Contarello,
Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Fotografia: Alessandro Pesci
Montaggio: Mirco Garrone
Musica: Ivano Fossati
Interpreti: Diego Abatantuono, Roberto Citran, Marco
Messeri, Marco Paolini, Paolo Veronica, Alberto
Lattuada, Boris Dnornik
Durata: 105 ’
Origine: Italia 1994
Il film si apre, con disincanto e malinconia, ad
una Europa diversa, nella quale sia ancora magari
possibile riallacciare legami antichi, profondi,
fatti a pezzi dalla Storia, e immaginare nuovi spazi
di libertà. In cui l’azione corrosiva
del guadagno a tutti i costi lasci il posto all’avventura,
alla sperimentazione dell’insolito. Qui troviamo
due spiantati impegnati in un viaggio attraverso
l’oriente europeo, alla ricerca di una possibilità
per l’esistenza. La narrazione errabonda del
regista si sposa con una rigorosa moralità
dello sguardo, ed è capace così di
dar vita ad uno spessore emotivo partecipe, ricco
di sfumature. Un inno ad una umanità coraggiosa
e testarda, non disposta a farsi triturare dalla
volgarità dei tempi presenti.
VESNA VA VELOCE
Regia: Carlo Mazzacurati
Sceneggiatura: Carlo Mazzacurati, Umberto Contarello,
Sandro Petraglia, Claudio Piersanti, Stefano Rulli
Fotografia: Alessandro Pesci
Montaggio: Mirco Garrone
Musica: Jan Garbarek
Interpreti: Teresa Zajickova, Antonio Albanese,
Andrea Karnasova, Silvio Orlando, Roberto Citran,
Ivano Marescotti, Marco Messeri, Antonio Catania
Durata: 92 ’
Origine: Italia 1996
La protagonista è una ragazza di vent’anni
che, arrivata a Trieste dalla Repubblica Ceca, decide
di rimanere in Italia per tentare la fortuna. Giungerà
a Rimini, dove troverà da arrangiarsi come
prostituta e conoscerà un uomo sensibile
e buono. La regia di Mazzacurati punta qui all’essenziale,
esercitando la massima attenzione (di natura squisitamente
rosselliniana) nei confronti dei personaggi in primo
luogo, e quindi degli ambienti. I dialoghi sono
rarefatti, lo sviluppo drammaturgico evita ogni
richiesta di momenti fortie di facili trovate. L’andamento
è assorto, capace di rispecchiare con naturalezza
sia i diversi punti di vista espressi che l’imprevedibilità
dell’esistenza di tutti noi.
L’ESTATE DI DAVIDE
Regia: Carlo Mazzacurati
Sceneggiatura: Carlo Mazzacurati, Claudio Piersanti
Fotografia: Alessandro Pesci
Montaggio: Paolo Cottignola
Musica: Ivano Fossati
Interpreti: Stefano Campi, Patrizia Piccinini, Tony
Bertorelli, Silvana De Santis, Semsudin Mujic
Durata: 92 ’
Origine: Italia 1998
Con questo suo film, realizzato per la televisione
e mai uscito nelle sale italiane, Mazzacurati mette
in scena, con mano abile e sicura, personaggi comuni
che si rapportano con situazioni al margine, e a
mostrarci quanta alterità si nasconda dietro
una provincia a prima vista bella e rassicurante.
L’estate di Davide, diciannovenne torinese
che dopo aver superato la maturità decide
di farsi una vacanza sul Po a casa degli zii, si
rivela così un’estate complicata e
difficile, pesante per la sua formazione, anche
in vista di un futuro incerto e precario. A mettere
a dura prova Davide saranno l’amore per una
ragazza che scoprirà avere una doppia vita
e l’amicizia per un ragazzo bosniaco segnato
da un passato amaro e disposto a tutto.
LA LINGUA DEL SANTO
Regia: Carlo Mazzacurati
Sceneggiatura: Carlo Mazzacurati, Franco Bernini,
Umberto Contarello, Marco Pettenello
Fotografia: Alessandro Pesci
Montaggio: Paolo Cottignola
Musica: Ivano Fossati
Interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Antonio Albanese,
Isabella Ferrari, Ivano Marescotti, Toni Bertorelli,
Giulio Brogi, Marco Paolini
Durata: 110 ’
Origine: Italia 2000
E’ uno dei film più importanti di
Mazzacurati: una commedia amara e picaresca che
tratta dell'Italia dei nostri giorni, impeccabile
dal punto di vista stilistico, basata su una sceneggiatura
che non fa una piega e interpretata mirabilmente
da Fabrizio Bentivoglio e da un Antonio Albanese
in stato di grazia. Da un lato ci sono i due protagonisti,
simpatici ladruncoli spiantati, figure delegate
a rappresentare gli eterni “perdenti”,
quelli che non si sono adeguati e che comunque hanno
ancora un conto in sospeso con la vita. Dall'altro
c'è il mondo volgare degli arrivati e insoddisfatti.
Il film, carico di dolore dietro una comicità
spesso irresistibile, è una riflessione attenta
sulla vita e sulla fedeltà: chi tradisce
se stesso, sembra dirci l’autore, è
il vero fallito.
UN’ALTRA VITA
Regia: Carlo Mazzacurati
Sceneggiatura: Carlo Mazzacurati, Franco Bernini
Fotografia: Alessandro Pesci
Montaggio: Mirco Garrone
Musica: Ralph Towner
Interpreti: Silvio Orlando, Adriana Biedrzynska,
Claudio Amendola, Giorgio Tirabassi, Antonello Fassari,
Monica Scattini, Antonella Ponziani
Durata: 95 ’
Origine: Italia 1992
Un dentista, separato da poco, si innamora di una
ragazza russa, che improvvisamente sparisce. Cercandola,
il protagonista entrerà in contatto con un
mondo sconosciuto. Le macerie del “comunismo
reale” da cui proviene Alia (un nome quantomai
emblematico) si confrontano con quelle del “consumismo
realizzato”, sottolineando una disperante
assenza di prospettive sia dal punto di vista concreto
che sul piano strettamente utopico. Il film definisce
un percorso di deriva esistenziale: in una generale
perdita di orientamento, i sentimenti messi in gioco
dai personaggi risultano variabili impazzite in
un paesaggio desolato. L’unica via di uscita
dal pianto disperato di questi individui soli sembra
essere il gesto della tragedia.
SUL CINEMA DI CARLO MAZZACURATI
Lo pensiamo da tempo e non siamo i soli: Carlo Mazzacurati
è una delle presenze più vive
e significative del cinema italiano degli
ultimi vent’anni. Ha una cifra stilistica
ben riconoscibile, una poetica definita dai tratti
malinconici e dal vivace estro narrativo, una decisa
capacità di direzione degli interpreti, una
visione del mondo complessa e una conseguente idea
di cinema.
Nei suoi tre film che amiamo di più (non
che gli altri non ci piacciano, tutt’altro!
si tratta solo di scelte, come sempre, opinabili),
Notte italiana (il primo
lungometraggio, del 1987), L’estate
di Davide (del 1998, realizzato per
la Tv) e La lingua del santo
(del 2000) ha scelto di avere a che fare e di entrare
in relazione diretta con tre generi importanti,
fra i più impegnativi della storia del cinema:
il noir, il romanzo (cinematografico) di formazione
e la commedia amara, riuscendo a dare tre prove
straordinarie di abilità narrativa e spirito
inventivo, ed è proprio da qui che possiamo
partire, crediamo, per prendere in considerazione
tutta la sua opera.
Nei tre film citati Mazzacurati è “entrato”
nei generi in questione, utilizzandone i codici
e vivificandoli-deformandoli alla luce di nuove
– sue personali – ispirazioni: innanzitutto
l’attenzione per l’ambiente, un paesaggio
italiano minore e marginale: la pianura piatta,
spoglia, segnata dai pioppi e dai canali del delta
del Po, della laguna, e anche la terra immediatamente
a sud del grande fiume, che è già
stato luogo prediletto dei maestri, Visconti, Antonioni
e soprattutto Antonio Pietrangeli, che il regista
di Padova considera – giustamente a nostro
avviso – un punto di riferimento per la straordinaria
modernità del linguaggio e la sensibilità
nei confronti dei personaggi presenti nei suoi film
(La parmigiana, La visita, Io la conoscevo bene…).
E non è un caso che il suo romanzo prediletto
sia L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson:
un percorso rischioso di scoperta e di crescita
attraverso un ambiente carico di presagi. Un luogo
conosciuto, il suo, praticato durante tutta l’esistenza,
e insieme dotato di atmosfere sospese, impenetrabili;
un ambiente nel quale è facile rintracciare
condizioni splendide del passato (la cascina di
L’estate di Davide, la pensione e la balera
di Notte italiana, la solitudine e il silenzio della
laguna in La lingua del santo) ma in cui gli orrori
dello “sviluppo”, denunciati a suo tempo
da Pasolini, hanno lasciato un segno evidente (la
corruzione, l’omertà e il delitto per
convenienza nel primo film, la prepotente ed incolta
ottusità dei neo-borghesi nell’ultimo).
Tale profonda attenzione nei confronti del paesaggio
(e dei rapporti che col paesaggio e col reale intrattengono
i suoi tipi umani, i sui personaggi curiosi e vivi)
è riscontrabile anche negli altri lavori:
pensiamo all’incipit de Il prete
bello (1989), alla periferia romana
di Un’altra vita
(1992) alla Rimini di Vesna va veloce
(1996).
Il discorso si fa più complesso per Il
toro (1994): qui riemerge un tema
già avviato con Un’altra vita e che
diventerà fondamentale in La lingua del santo:
l’amicizia virile, che ha una nobile, diretta
ascendenza nel cinema di Howard Hawks. Da questo
punto di vista, se il film interpretato da Diego
Abatantuono e Roberto Citran ha ricordato a qualcuno
Fiume rosso, a noi ha fatto venire più in
mente le atmosfere di un altro indimenticabile capolavoro,
Il grande cielo. Ma Il toro, oltre ad essere un
western sui generis e un road movie, è anche
una commedia amara, e per questo può ricondurci
a La lingua del santo, una picaresca avventura nell’Italia
dei nostri giorni: commedia aspra (tanto da evocare
Il sorpasso di Dino Risi) e insieme godibile per
le squisite arguzie e le trovate, dovute anche alla
collaborazione alla sceneggiatura di Franco Bernini,
al fianco di Mazzacurati, con qualche pausa, fin
dall’esordio (e regista in proprio di uno
dei film italiani più belli e sottovalutati
degli ultimi anni, Le mani forti, del 1997): qui,
in un lavoro così carico di dolore dietro
una comicità sfrenata, si rivela una riflessione
attenta sulla vita e sulla responsabilità
individuale e collettiva.
Pierpaolo Loffreda
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